Olivi Secolari
Residui di piante dell'oliveto del feudo di Policoro che fu donato ai Gesuiti da Luigi Sanseverino, principe di Bisignano (CS), in seguito ad un voto sacro, come era consuetudine del tempo, per ottenere la guarigione da grave infermità, di un figlio.
Il feudo di Policoro fu tenuto come grancia (fabbricato rurale adibito a magazzino di derrate e attrezzi), gestito da una comunità di frati della Compagnia di Gesù (i Gesuiti) che lì avevano anche un monastero, dove già c'era stato un monastero basiliano.
Quando furono cacciati dal Regno di Napoli da Re Ferdinando IV di Borbone, con l'editto del 3 novembre 1767, il feudo di Policoro fu inglobato dal Fisco Reale e venduto alla nobildonna del Regno di Napoli, Maria Antonia Grimaldi, principessa di Gerace, che lo comprò come feudo burgensatico (proprietà di borghesi) per la somma di
402.000 ducati d'oro.
La nobile famiglia napoletana, trasformò nel miglior modo possibile il convento gesuitico di quel vasto territorio e demolì l'antica torre
che c'era come segno di struttura militare.
Edificò numerose case coloniche per i lavoratori delle terre (i
Casalini
) formando una Borgata,cui era aggregata una Chiesa, come sottoparrocchia dipendente dalla Diocesi di Anglona-Tursi e retta da un cappellano, dove si venerava l'antica statua della Madonna del Ponte
, ritrovata in una grotta presso il fiume Agri, dove era stata nascosta, forse per salvarla dal furore iconoclasta che vietava il culto delle immagini sacre e cercava di distruggerle nell' VIII secolo, durante l'Impero Bizantino. La statua era
grezza e fu poi ritoccata e riportata allo stato attuale. Si venera come patrona e protettrice di Policoro.
Un cimitero, costruito nel XIX secolo verso il Pantano.
Dopo circa un secolo la vasta tenuta fu venduta nel 1892 al barone di Crotone, Luigi Berlingieri per 3.500.000 lire.
La vasta tenuta restò alla nobile famiglia di Crotone fino al nipote Giulio che la vide espropriata nel 1950 quando venne, poi, divisa in tanti poderi, le quote, di 5 ettari l'uno e assegnate dall'Ente Riforma
, che tuttora... si possono riconoscere nel territorio del Bosco Pantano!